Sugar Free Talk

Francesco Besozzi

accontare il diabete di tipo 1 attraverso la voce di chi lo vive ogni giorno, andando oltre la sola dimensione clinica, è l’obiettivo di “Sugar Free Talk”, la serie di video podcast realizzati da Medtronic e di cui abbiamo parlato con Francesco Besozzi, Patient Marketing Specialist. Parte del team anche Daniela Simonte, Marketing Director; Ester Riva, Patient Marketing Manager; Francesca Forte, Senior Digital & Social Specialist, oltre allo stesso Francesco Besozzi

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
“Sugar Free Talk” nasce da un’idea semplice ma profondamente necessaria: creare uno spazio di ascolto, confronto e dialogo in cui il diabete di tipo 1 possa essere raccontato, soprattutto, attraverso l’esperienza di chi lo vive in prima persona. Più umano. Più autentico. Più vicino alla vita reale di chi lo vive ogni giorno. Abbiamo scelto di mettere al centro le persone che convivono quotidianamente con questa condizione, dando valore alle loro storie e raccontando tutto ciò che esiste oltre l’aspetto clinico: emozioni, bisogni, sfide e traguardi personali. “Sugar Free Talk” ha l’obiettivo di informare, ma soprattutto aumentare consapevolezza e contribuire a superare alcuni stereotipi e pregiudizi che ancora oggi sono presenti. 

Potrebbe descriverlo brevemente?
“Sugar Free Talk” è un video podcast di sei episodi; ogni episodio affronta un tema diverso legato alla vita con il diabete: dalla gestione quotidiana allo sport, dal benessere emotivo alle relazioni familiari, dalla gravidanza all’infanzia. I protagonisti sono le persone che convivono con il diabete ogni giorno e che, attraverso le loro storie, condividono esperienze, difficoltà, emozioni e momenti significativi della propria vita. In ogni episodio, a queste testimonianze si affianca la voce di un professionista sanitario, figura di riferimento nella scelta e nella gestione della terapia, che porta nel dialogo il proprio punto di vista clinico e informazioni autorevoli. Il valore del progetto nasce proprio dall’incontro tra esperienza personale e competenza clinica: due punti di vista diversi, ma complementari, che permettono di raccontare il diabete in modo più completo, concreto e vicino alla realtà di chi lo vive. Un format autentico e accessibile, in cui informazione e storie di vita si incontrano per creare conversazioni coinvolgenti e di valore. 

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il risultato di questo progetto è stato quello di creare uno spazio di ascolto, dialogo e condivisione, in cui le persone con diabete possono riconoscersi nelle esperienze raccontate e sentirsi meno sole nel proprio percorso. Abbiamo dato voce a storie diverse tra loro, mostrando come il diabete possa essere una parte della vita di una persona senza necessariamente definirla. Attraverso il confronto tra persone con diabete e clinici, abbiamo inoltre promosso una visione più completa di questa condizione, integrando alla dimensione medica anche quella emotiva, sociale e relazionale. In circa 8 mesi abbiamo raggiunto oltre 5.000 tra ascolti e download su Spotify e oltre 3.000 views su YouTube. 
Il podcast è presente anche sulle altre piattaforme audio con ascolti minori. 

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
C’è ancora molto da fare, soprattutto sul fronte della consapevolezza, della sensibilizzazione e dell’ascolto. Negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi avanti, ma esistono ancora stereotipi e idee sbagliate sul diabete che possono influenzare la vita quotidiana delle persone. Per questo crediamo sia importante continuare a creare occasioni di dialogo tra persone con diabete, famiglie e professionisti sanitari. Più si ascoltano e condividono le esperienze reali, più si comprende che il diabete non è solo una condizione clinica, ma una realtà che coinvolge molti aspetti della vita. 

Qual è l’aspetto principale dell’Health Engagement Project che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Nei prossimi anni l’aspetto più importante sarà riuscire a rendere l’Health Engagement più inclusivo ed empatico. Non basterà solo garantire un accesso equo alle cure o mettere il paziente al centro: sarà fondamentale creare delle condizioni in cui possa assumere un ruolo sempre più attivo, informato e consapevole nella gestione della propria salute. Le nuove cure e la tecnologia saranno strumenti preziosi, ma il loro vero valore dipenderà dalla capacità di utilizzarli senza perdere di vista la dimensione umana: comprendere le persone, le loro difficoltà, i loro bisogni e le loro emozioni. L’obiettivo sarà, quindi, costruire percorsi di cura sempre più personalizzati e accessibili, capaci di coinvolgere realmente ogni persona e di non lasciare indietro nessuno.