Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
“ICON” nasce dall’esigenza di costruire una narrazione più integrata e contemporanea nell’ambito dell’infiammazione di tipo 2, superando una lettura frammentata delle singole condizioni cliniche e valorizzando una visione più ampia, multidisciplinare e orientata al paziente. L’idea è stata quella di creare una piattaforma capace di favorire confronto, consapevolezza e allineamento tra specialisti che, pur partendo da prospettive diverse, condividono la gestione di bisogni clinici complessi. Il progetto si rivolge quindi a una community scientifica multidisciplinare, con l’obiettivo di stimolare un dialogo più evoluto e contribuire a innalzare le ambizioni di cura.
Potrebbe descriverlo brevemente?
“ICON” è una progettualità di engagement scientifico pensata come piattaforma, non come iniziativa isolata. Il suo valore distintivo risiede nella capacità di combinare contenuti di alto profilo, interazione, confronto multidisciplinare e approcci esperienziali per rendere la comunicazione scientifica più rilevante, partecipata e memorabile. La tecnologia e i diversi touchpoint sono stati utilizzati come abilitatori di relazione e continuità, con l’obiettivo di accompagnare il percorso della community prima, durante e dopo i momenti di incontro, favorendo un’esperienza coerente e orientata al cambiamento.
Che risultati avete o volete raggiungere?
Il principale risultato raggiunto è stato la creazione di un modello di engagement capace di generare partecipazione qualificata, valore percepito e dialogo trasversale tra specialità. “ICON” ha dimostrato come una progettualità ben costruita possa andare oltre la trasmissione di contenuti, diventando un’occasione per attivare confronto, rafforzare connessioni e stimolare una diversa lettura del percorso di cura. L’obiettivo futuro è consolidare questa esperienza in un framework scalabile, in grado di continuare a generare impatto attraverso nuove occasioni di relazione, formazione e co-costruzione con la community scientifica.
Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
In questo ambito resta importante continuare a evolvere da iniziative puntuali a ecosistemi di engagement più continui, personalizzati e capaci di generare apprendimento nel tempo. La sfida sarà valorizzare sempre meglio gli insight raccolti dal confronto con i clinici, trasformandoli in contenuti, percorsi e progettualità coerenti con i bisogni reali della pratica quotidiana. Sarà inoltre fondamentale mantenere un equilibrio tra rigore scientifico, semplicità di fruizione e capacità di creare esperienze che lascino un impatto duraturo.
Qual è l’aspetto principale del Marketing Project che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Nei prossimi anni l’aspetto più importante sarà la capacità del marketing di evolvere da funzione di comunicazione a leva strategica di costruzione di valore. Questo significa progettare esperienze integrate, fondate su insight solidi, capaci di connettere scienza, bisogni degli stakeholder e obiettivi di salute in modo coerente e misurabile. “ICON” va in questa direzione: rappresenta un approccio in cui il contenuto scientifico diventa relazione, il confronto diventa apprendimento condiviso e l’esperienza diventa un abilitatore di cambiamento. Il futuro sarà guidato da progettualità capaci di essere rilevanti, sostenibili e adattabili nel tempo.