Elgasin

Stefano Parlati

Sensibilizzare il pubblico su disturbi digestivi molto diffusi, ma spesso sottovalutati, come gonfiore addominale, flatulenza e digestione difficile. Questo l’obiettivo della campagna dedicata all’integratore alimentare Elgasin, realizzata da Sanitas Farmaceutici 1931 e descrittaci da Stefano Parlati, CEO dell’azienda

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
Il gonfiore addominale, la flatulenza e la digestione difficile sono fastidi sempre più diffusi e sottovalutati. Questi disturbi sono spesso legati alla cattiva digestione di lattosio e carboidrati complessi, che arrivano nell’intestino dove vengono fermentati dalla flora batterica producendo gas e tensione addominale. Nonostante la loro diffusione, si tratta di sintomi che molte persone tendono a normalizzare o ignorare, senza riconoscerne il reale impatto sul benessere quotidiano. Da qui nasce l’esigenza di una comunicazione sanitaria chiara, accessibile e scientificamente corretta, capace di sensibilizzare il pubblico sull’importanza della digestione per la qualità della vita. 

Potrebbe descriverlo brevemente?
La campagna è stata sviluppata con un approccio integrato tra comunicazione scientifica e creatività pubblicitaria. Il Concept creativo e stato sviluppato dall’agenzia Camelot.  Lo spot, nei formati da 30 e 15 secondi, è stato prodotto da Anima Studios e distribuito su Rai 1, Rai 2, Rai 3, RaiPlay, Mediaset, La7, circuiti cinematografici, con un’estensione radio su Radio Italia e Radio Kiss Kiss. La campagna è stata sviluppata attraverso un workflow produttivo AI-native, con l’intelligenza artificiale integrata nel processo creativo. È un elemento di innovazione importante nel quale la tecnologia è al servizio di un’idea e di una comunicazione più efficace. 

Che risultati avete o volete raggiungere?
L’obiettivo è quello di raggiungere un gran numero di persone e di rendere il messaggio riconoscibile e memorabile. La pianificazione, da marzo ad agosto 2026, ha già raggiunto oltre 142 milioni di contatti lordi complessivi. Crediamo che una campagna di comunicazione sulla salute debba riuscire a lasciare un messaggio: maggiore attenzione ai propri sintomi, migliore comprensione del problema e la consapevolezza che anche disturbi considerati comuni meritano di essere ascoltati. Una comunicazione capace di informare senza allarmare e di parlare alle persone con un linguaggio vicino alla loro quotidianità. 

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Credo che ci sia ancora molto da fare per rendere la comunicazione sulla salute sempre più accessibile, autorevole e allo stesso tempo vicina alle persone. Talvolta la comunicazione scientifica rischia di essere troppo tecnica, mentre quella pubblicitaria può essere molto efficace ma non sempre riesce a restituire la complessità del tema. La sfida, dunque, è trovare un equilibrio: comunicare correttamente, ma utilizzando linguaggi capaci di catturare l’attenzione. Nel caso della salute digestiva significa anche superare la tendenza a banalizzare sintomi molto diffusi. Informare significa aiutare le persone a comprendere meglio ciò che accade al proprio organismo e a fare scelte più consapevoli. 

Qual è l’aspetto principale della Media Communication Campaign che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
La capacità di integrare tecnologia, creatività e responsabilità. L’intelligenza artificiale sta già cambiando profondamente il modo in cui una campagna può essere ideata e prodotta. Ma la tecnologia, da sola, non basta. Nei prossimi anni farà la differenza la capacità di utilizzarla per creare comunicazioni più rilevanti, personalizzate e memorabili, mantenendo sempre al centro le persone e la correttezza dell’informazione.