TEST IN THE CITY

Valentina Palmerini

Portare prevenzione, screening e informazione direttamente nei contesti in cui vivono le persone più difficili da intercettare è la mission di “TEST IN THE CITY”, il progetto promosso da Gilead Sciences di cui abbiamo parlato con Valentina Palmerini, Senior Product Manager

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
L’idea è nata dalla consapevolezza che, nonostante i grandi progressi compiuti nella lotta alle infezioni virali, migliaia di persone continuano rimanere invisibili al sistema sanitario, non conoscendo il proprio stato di salute o incontrando difficoltà ad accedere ai percorsi di diagnosi e cura. Questo fenomeno riguarda soprattutto le popolazioni più vulnerabili, come migranti, soggetti con limitato accesso ai servizi sanitari, over 55, persone che usano sostanze, detenuti. Da qui è nato “TEST IN THE CITY”, un progetto di sanità pubblica che si propone di portare prevenzione, screening e informazione direttamente nei contesti in cui vivono le persone più difficili da intercettare, mettendo il paziente al centro e favorendo una presa in carico tempestiva. 

Potrebbe descriverlo brevemente?
“TEST IN THE CITY” è un progetto integrato di awareness, screening e linkage to care dedicato a HIV, HCV, HBV e HDV. Attivo in numerose città italiane, nasce con l’obiettivo di portare prevenzione, informazione e accesso ai percorsi sanitari direttamente sul territorio, raggiungendo le popolazioni più vulnerabili, come migranti, soggetti con limitato accesso ai servizi sanitari, over 55, persone che usano sostanze, detenuti. Attraverso la collaborazione tra professionisti sanitari, associazioni, Fast-Track Cities, enti del terzo settore e mediatori culturali, realizza attività di screening gratuito e iniziative educazionali rivolte alle popolazioni a maggiore vulnerabilità. L’obiettivo non è soltanto eseguire un test, ma accompagnare la persona lungo tutto il percorso successivo, favorendo l’accesso ai servizi specialistici e la presa in carico. 

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il progetto ha già prodotto risultati concreti: centinaia di giornate di screening, più di 10.000 test distribuiti per ciascuna delle principali infezioni investigate e tassi di referral e linkage to care elevati. Le attività di comunicazione hanno inoltre raggiunto migliaia di persone attraverso canali digitali e social. L’obiettivo è continuare a favorire l’emersione del sommerso, ridurre le disuguaglianze di accesso ai servizi sanitari per le popolazioni vulnerabili e ampliare progressivamente la copertura territoriale del progetto, rendendolo sempre più capillare. 

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
C’è ancora molto da fare per superare le barriere culturali, linguistiche e organizzative che ostacolano l’accesso ai percorsi di prevenzione e cura per le varie popolazioni a rischio e più vulnerabili. È inoltre fondamentale rafforzare il collegamento tra consapevolezza della patologia, screening, diagnosi e presa in carico, affinché nessuna persona identificata durante le attività sul territorio venga persa lungo il percorso assistenziale. Per affrontare queste sfide sarà sempre più importante favorire la collaborazione tra sistema sanitario, enti locali, associazioni e professionisti, sviluppando modelli integrati e sostenibili. 

Qual è l’aspetto principale della Media Communication Campaign che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni? 
Credo che l’aspetto più importante sarà la capacità di trasformare la comunicazione in uno strumento concreto di inclusione e accesso alla salute. Non sarà sufficiente aumentare la conoscenza delle patologie: sarà necessario raggiungere le persone più fragili con linguaggi, strumenti e canali adeguati ai loro bisogni. I programmi più efficaci saranno quelli in grado di integrare educazione, coinvolgimento delle comunità e accesso ai servizi, generando un impatto reale sulla diagnosi precoce, sulla presa in carico e sulla salute pubblica. La sfida sarà trasformare l’informazione in partecipazione attiva e accesso consapevole ai percorsi di prevenzione e cura.