Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
“Obesity Matters” nasce da una duplice esigenza. Da un lato, la necessità di parlare di obesità come malattia cronica, complessa e sistemica, ancora oggi sottovalutata e spesso ridotta a una questione di solo peso corporeo. Dall’altro, la necessità di ampliare il dialogo clinico sull’obesità tra specialisti e medici di medicina generale, che sono spesso il primo punto di contatto con il paziente. Una patologia così diffusa – colpisce circa sei milioni di persone in Italia – richiede il contributo di tutti gli attori coinvolti nella presa in carico, non di un singolo specialista di riferimento.
Potrebbe descriverlo brevemente?
“Obesity Matters” è un palinsesto di 8 episodi, da marzo a novembre 2026, costruito su tre formati complementari: video pillole (5-7 minuti, un esperto e un messaggio clinico chiave), videopodcast (15-20 minuti, il confronto diretto tra weight specialist e MMG) e podcast, versione audio del videopodcast per la fruizione on demand. Ogni episodio è affidato a una faculty diversa – cardiologo, gastroenterologo, ginecologo, reumatologo, MMG etc – per riflettere la natura multidisciplinare della patologia. La distribuzione è omnichannel: app Lilly, DEM, VAE, una SOA dedicata e YouTube, per intercettare il professionista sanitario nei momenti e sui canali che utilizza per aggiornarsi.
Che risultati avete o volete raggiungere?
Il risultato di cui siamo più soddisfatti è vedere medici di specialità diverse e MMG confrontarsi su un linguaggio clinico comune attorno all’obesità, invece di trattarla ciascuno dal proprio punto di vista isolato. È il segnale che il progetto sta facendo esattamente quello per cui è nato: non un’iniziativa spot, ma l’inizio di un’abitudine al dialogo multidisciplinare che prima non esisteva in modo strutturato. La faculty è completa su tutte le 8 discipline coinvolte, con un panel di KOL di consolidata reputazione scientifica nazionale, a conferma che il progetto sta trovando terreno fertile. Anche i numeri lo confermano: a fronte di 63.000 touchpoint pianificati, ne abbiamo raggiunti a oggi circa 72.000, con tassi di apertura ed engagement allineati ai benchmark di settore per la formazione medica digitale.
Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
C’è ancora molto lavoro da fare sulla piena integrazione della gestione dell’obesità nella pratica clinica quotidiana, ma la direzione è quella giusta. La crescente evidenza scientifica sta progressivamente rompendo i silos tra specialità diverse, e iniziative come questa dimostrano che c’è margine concreto per costruire momenti di confronto strutturato tra chi tratta la malattia e chi ne gestisce le comorbidità. In particolare, verso i MMG vediamo un’opportunità importante: rafforzare la formazione multidisciplinare e accompagnarli con strumenti sempre aggiornati sul riconoscimento precoce e sull’inquadramento clinico dell’obesità come malattia sistemica. È un lavoro che richiede continuità, ma i primi risultati ci dicono che la comunità medica è pronta a coglierlo.
Qual è l’aspetto principale del Digital Campaign che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Credo che l’aspetto più rilevante sarà la capacità di trasformare iniziative come “Obesity Matters” in ecosistemi digitali continuativi, e non in campagne “spot”: contenuti scalabili, personalizzati per persona medica e capaci di accompagnare il professionista in un percorso progressivo di aggiornamento, come nel journey-builder approach. Il modo in cui i medici si informano sta cambiando rapidamente, con un ricorso crescente a canali digitali diversi e più immediati rispetto alla formazione tradizionale – dai video-podcast alle piattaforme social. Sarà quindi fondamentale continuare a evolvere i formati e i canali di distribuzione in questa direzione, restando dove il professionista sanitario sceglie di aggiornarsi.