Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
BeActive Lab nasce dall’ascolto di oncologi ed ematologi e da un’evidenza ormai consolidata: l’attività fisica migliora qualità di vita, tollerabilità ai trattamenti e benessere psicofisico, ma nella pratica clinica viene ancora prescritta e supportata raramente. Da questa esigenza è nato il primo servizio che aiuta i clinici a trasformare una raccomandazione delle linee guida in un percorso concreto e personalizzato. Il progetto si rivolge ai pazienti oncologici ed ematologici, ai professionisti sanitari e, più in generale, a tutto il sistema salute, con l’obiettivo di integrare il movimento come parte del percorso di cura.
Potrebbe descriverlo brevemente?
BeActive Lab è una piattaforma digitale open access che supporta l’integrazione dell’attività fisica nel percorso terapeutico. Oltre a contenuti scientifici e testimonianze, mette a disposizione una libreria di oltre 70 esercizi guidati. Con l’ambizione di introdurre un innovativo servizio di teleconsulto attraverso un team multidisciplinare composto da medico dello sport, chinesiologo e scienziato motorio, il paziente potrà ricevere un programma personalizzato, essere seguito nel tempo e monitorare i propri progressi, trasformando le raccomandazioni cliniche in un intervento concreto e misurabile.
Che risultati avete o volete raggiungere?
Il progetto ha già dimostrato la capacità di generare un forte interesse: il lancio durante la conferenza stampa del 21 Aprile 2026 ha raggiunto quasi 40 milioni di persone attraverso oltre 1.300 pubblicazioni, superando del 277% i benchmark delle campagne educational, mentre la piattaforma ha registrato fin dalle prime settimane elevati livelli di engagement: 302 utenti attivi, 658 sessioni e 1.572 visualizzazioni, con Direct e Google Organic che rappresentano le principali sorgenti di traffico del sito. L’ambizione va però oltre i risultati di comunicazione: coinvolgere oltre 300 centri italiani, sviluppare una rete nazionale di teleconsulto e contribuire a rendere l’attività fisica personalizzata una componente stabile dei percorsi di cura oncologici ed ematologici. L’obiettivo finale non è avere una piattaforma di successo, ma contribuire a fare dell’attività fisica personalizzata uno standard di cura per ogni paziente oncoematologico.
Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
La sfida non è dimostrare che l’attività fisica funziona: le evidenze scientifiche sono ormai solide. Il passo successivo è renderla realmente accessibile e integrata nella pratica clinica quotidiana, superando le differenze territoriali e creando modelli organizzativi sostenibili. Servono collaborazioni sempre più strette tra clinici, specialisti dell’esercizio fisico, associazioni di pazienti e istituzioni affinché il movimento venga considerato parte integrante della terapia e non un intervento complementare.
Qual è l’aspetto principale dell’AI & Digital Health Innovation che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Nei prossimi anni il vero valore dell’innovazione digitale non sarà semplicemente offrire nuove tecnologie, ma costruire ecosistemi capaci di personalizzare la presa in carico del paziente. Intelligenza artificiale, telemedicina e piattaforme digitali dovranno diventare strumenti per connettere professionisti, raccogliere dati longitudinali e accompagnare il paziente nel tempo, favorendo un’assistenza sempre più personalizzata, misurabile e integrata con la pratica clinica.