Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
“ADC Talks” nasce dall’incontro tra due profonde evoluzioni: da un lato la rivoluzione terapeutica portata dagli Antibody-Drug Conjugates nel carcinoma mammario metastatico, dall’altro il cambiamento delle modalità con cui i clinici accedono all’aggiornamento scientifico. Le nuove generazioni di oncologi prediligono infatti contenuti digitali, rapidi e fruibili on demand. Una systematic review ha inoltre evidenziato come l’81% dei professionisti sanitari utilizzi i podcast come strumento di formazione medica. Da questa evidenza è nata la volontà di creare un progetto educazionale innovativo rivolto alla comunità oncologica italiana, capace di coniugare autorevolezza scientifica, accessibilità e modernità del linguaggio.
Potrebbe descriverlo brevemente?
“ADC Talks” è una serie di otto podcast dedicati al ruolo degli ADC nel carcinoma mammario. Guidato da Matteo Lambertini e realizzato con il contributo di alcuni tra i più autorevoli esperti nazionali, il progetto affronta le principali questioni aperte della pratica clinica attraverso conversazioni dinamiche, rigorose e facilmente fruibili. La serie è stata inserita all’interno di una strategia omnicanale che ha integrato piattaforme editoriali, comunicazioni digitali e attività sul territorio, creando un ecosistema di formazione continua e innovativa.
Che risultati avete o volete raggiungere?
“ADC Talks” ha raggiunto oltre 1.500 oncologi unici, generando 2.012 visualizzazioni e ascolti complessivi e un tasso di completamento degli episodi pari al 79,5%, dato particolarmente rilevante considerando l’elevata specializzazione del target. Questi risultati dimostrano come sia possibile ampliare la diffusione della conoscenza scientifica attraverso strumenti digitali innovativi, mantenendo al tempo stesso elevati standard qualitativi e un forte coinvolgimento dell’audience.
Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Riteniamo che la medical education debba continuare a evolvere verso modelli sempre più personalizzati, accessibili e integrati nella pratica clinica quotidiana. La sfida non è semplicemente digitalizzare i contenuti, ma costruire esperienze formative capaci di favorire apprendimento continuo, confronto tra pari e trasferimento concreto delle conoscenze nella gestione dei pazienti.
Qual è l’aspetto principale del Digital Project che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
La capacità di combinare eccellenza scientifica ed engagement. I professionisti sanitari cercano contenuti affidabili, ma anche facilmente accessibili nei tempi della pratica clinica. I progetti che sapranno integrare qualità dei contenuti, innovazione dei formati e approccio omnicanale saranno quelli in grado di generare il maggiore valore educativo. “ADC Talks” rappresenta un esempio concreto di come il digitale possa rendere la formazione scientifica più efficace, inclusiva e vicina ai bisogni della comunità oncologica.