Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
“OncoCook. Nutrire la vita durante la cura” nasce dall’ascolto di un bisogno concreto: supportare le persone con tumore dello stomaco, in particolare dopo gastrectomia, nel recuperare un rapporto più sereno e consapevole con il cibo. La malnutrizione è una criticità molto frequente in questa patologia e può incidere sulla qualità della vita, sulla risposta alle terapie e sul percorso di cura. Per questo, insieme all’Associazione Vivere senza stomaco si può ODV, con la sponsorizzazione non condizionante di Astellas, abbiamo voluto contribuire a un progetto capace di offrire informazioni chiare, accessibili e pratiche. L’iniziativa si rivolge ai pazienti, ai familiari e ai caregiver, ma anche a tutti coloro che li accompagnano nel percorso di cura.
Potrebbe descriverlo brevemente?
Il progetto si sviluppa come un percorso digitale che unisce divulgazione, testimonianze e contenuti pratici. Al centro c’è una web serie in quattro episodi, disponibile sul sito dell’Associazione e su YouTube, guidata da Marco Bianchi e dallo chef Cesare Battisti, con il contributo di esperti e pazienti. Accanto ai video, un ricettario con 16 ricette dedicate offre suggerimenti utili per riscoprire il piacere del cibo e adattare l’alimentazione alle nuove esigenze. Landing page, contenuti social, campagne digitali e attività media hanno permesso di costruire un ecosistema integrato, pensato per favorire informazione, consapevolezza e coinvolgimento.
Che risultati avete o volete raggiungere?
L’obiettivo principale era aumentare la consapevolezza sul ruolo della nutrizione nel percorso oncologico e offrire strumenti utili nella vita quotidiana. I risultati confermano una forte capacità di diffusione: oltre 67 milioni di esposizione complessiva della campagna, più di 63 milioni di readership stampa, 315 articoli, circa 13 mila sessioni sul sito, oltre 61 mila visualizzazioni su YouTube e più di 3,3 milioni di visualizzazioni social. Anche il sentiment è risultato prevalentemente positivo, con commenti di apprezzamento per il format, i contenuti e il valore umano dell’iniziativa. Il risultato più importante è aver trasformato un tema complesso in un racconto vicino alle persone.
Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
C’è ancora molto da fare per rendere la valutazione e il supporto nutrizionale parte integrante e sistematica del percorso di cura, fin dalla diagnosi e lungo tutte le fasi della malattia. È importante continuare a promuovere informazione corretta, accessibile e personalizzata, rafforzando il dialogo tra pazienti, caregiver, associazioni e team clinici. Serve anche riconoscere maggiormente la dimensione psicologica e relazionale dell’alimentazione: il cibo non è solo nutrimento, ma anche piacere, autonomia, convivialità e qualità della vita.
Qual è l’aspetto principale del Patient Advocacy Program che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Nei prossimi anni l’aspetto più importante del Patient Advocacy Program sarà, a nostro avviso, la co-creazione con le associazioni pazienti: partire dai bisogni reali delle persone e trasformarli in progettualità concrete, misurabili e sostenibili. Iniziative come “OncoCook” dimostrano il valore di un approccio che integra ascolto, informazione, competenze scientifiche e linguaggi accessibili. Il nostro ruolo sarà continuare a facilitare connessioni, dare voce all’esperienza dei pazienti e contribuire a soluzioni che migliorino concretamente il loro percorso di cura e la qualità della vita.
MAT-IT-NON-2026-00097, luglio 2026