La Voce dell’Intimità

Laura Romanelli

Portare alla luce i bisogni legati all’intimità, alla sessualità e alla qualità di vita delle donne con tumore al seno metastatico è l’obiettivo di “La Voce dell’Intimità”, il progetto realizzato da Pfizer di cui noi abbiamo parlato con Laura Romanelli, Sr Brand Manager. Parte del team anche Stefano Nicotra, Sr Brand Manager, Lea Nese, Onco BU Assistant, Mario Orlando, Retail Pharmacy Ecosystem Partner, Paola Corti, International Policy & Communications Sr Manager, e Maria Cuzzi, Channel & Content Manager.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
“La Voce dell’Intimità” nasce dall’ascolto di un bisogno ancora troppo spesso inespresso delle donne con tumore al seno metastatico: poter parlare apertamente di intimità, sessualità e qualità di vita. Questi temi, pur essendo centrali per il benessere delle pazienti, restano spesso in secondo piano, motivo per cui abbiamo voluto creare uno spazio di ascolto, informazione e confronto. La campagna si rivolge alle pazienti, caregiver, professionisti sanitari, farmacisti e istituzioni, con l’obiettivo di favorire una maggiore consapevolezza e un approccio alla cura più umano e realmente centrato sulla persona.

Potrebbe descriverlo brevemente?
Partendo da quattro parole chiave, accettazione, imbarazzo, inadeguatezza e solitudine, la campagna ha trasformato un bisogno spesso invisibile in un percorso concreto di ascolto, informazione e sensibilizzazione. Il cuore della campagna è rappresentato da quattro video-dialoghi che mettono a confronto quattro donne e quattro esperti, per affrontare con autenticità gli aspetti più intimi e delicati della vita con un tumore al seno metastatico e offrire consigli e strumenti utili nella quotidianità. Grazie alla collaborazione con l’associazione Farmaciste Insieme, la campagna è stata promossa anche in circa 20.000 farmacie italiane, valorizzando la farmacia come presidio di ascolto e orientamento. Un webinar formativo ha inoltre coinvolto 150 farmaciste, mentre la conferenza stampa, presso il ministero della Salute, ha portato il tema della salute intima delle donne con tumore al seno metastatico all’attenzione istituzionale.  

Che risultati avete o volete raggiungere?
Grazie a una strategia omnicanale e al coinvolgimento di una rete capillare di stakeholder, “La Voce dell’Intimità” ha raggiunto oltre 15 milioni di persone, generato circa 2 milioni di visualizzazioni video e più di 62.000 click. Risultati che confermano la capacità della campagna di portare all’attenzione un bisogno reale e ancora poco affrontato, con l’obiettivo di promuovere un cambiamento culturale duraturo e contribuire a integrare sempre più la qualità di vita nel percorso di cura oncologico. 

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
C’è ancora molto da fare. È necessario continuare a lavorare perché il tema dell’intimità e della qualità di vita entri stabilmente nel dialogo tra professionisti sanitari e pazienti, superando i tabù che ancora lo circondano. Servono formazione dedicata, strumenti di informazione accessibili e un impegno condiviso tra tutti gli attori del percorso di cura, affinché nessun bisogno resti inespresso e ogni donna possa sentirsi ascoltata e supportata 

Qual è l’aspetto principale della Patient Advocacy Campaign che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Credo che la vera sfida sia dare spazio alla voce autentica dei pazienti, portando alla luce anche bisogni meno visibili, come quelli legati all’intimità e alla qualità di vita. Il valore dell’advocacy non si misurerà più solo dalla portata delle iniziative, ma dalla loro capacità di generare cambiamenti concreti nella pratica clinica, nella consapevolezza e nelle decisioni istituzionali. Per questo è fondamentale rafforzare la collaborazione tra pazienti, professionisti sanitari, istituzioni e aziende, trasformando l’ascolto in azioni e risposte reali per una cura sempre più centrata sulla persona.