Astellas 4 Front.
Oltre la linea del presente

Giacomo D'Alessandro
Giulia Brizio Falletti di Castellazzo
Chiara Pifferi

Creare uno spazio di confronto multidisciplinare capace di anticipare il futuro dell'oncologia e dell'ematologia è l'obiettivo di “Astellas 4 Front. Oltre la linea del presente”, il progetto realizzato da Astellas e raccontato da Giacomo D'Alessandro, Global Marketing Lead Oncology, Giulia Brizio Falletti Di Castellazzo, Brand Manager Hematology, e Chiara Pifferi, Brand Manager Oncology. Parte del team anche Fabio Guarino, Medical Scientific Liaison GU, Katarzyna Pozniak, Medical Scientific Liaison GU, Marika Vitarella, Marketing Intern, Valentina Bosio, Value Access Lead Precision Medicine, Luisanna Prisco, Value Access Lead Oncology, Vincenzo Barba, Value Access Lead Oncology, Barbara Pettinelli, RA & PV Team Lead, Ilaria Napoli, RA Manager, Lorenza Castelli, RA & DSA Manager e Andrea Lanza, PV Affiliate Drug Safety Officer

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
“Astellas 4 Front. Oltre la linea del presente” è nato dalla volontà di creare uno spazio di confronto che andasse oltre il tradizionale aggiornamento scientifico. In un momento di profonda evoluzione dell’oncologia e dell’ematologia, abbiamo sentito l’esigenza di costruire un evento capace di mettere in dialogo specialisti, farmacisti ospedalieri, società scientifiche, associazioni pazienti e innovatori sanitari, con un obiettivo comune: immaginare e costruire insieme il futuro della cura. Il progetto si è rivolto a professionisti coinvolti nelle aree genitourinaria, ematologica e Market Access, favorendo una visione condivisa e multidisciplinare. 

Potrebbe descriverlo brevemente?
Si tratta del più grande evento scientifico mai realizzato da Astellas in Italia, con oltre 300 partecipanti, decine di relatori nazionali e internazionali e quattro percorsi tematici paralleli. Il progetto ha unito contenuti scientifici di alto livello, workshop interattivi, casi clinici e momenti di confronto multidisciplinare all’interno di un concept ispirato alle Avanguardie artistiche del Novecento. Le Avanguardie del Novecento hanno rivoluzionato il modo di interpretare la realtà, introducendo concetti come cambiamento, movimento e trasformazione. Gli stessi elementi che caratterizzano l’evoluzione delle aree terapeutiche coinvolte. L’arte è stata utilizzata come linguaggio per raccontare il movimento, l’innovazione e la capacità di superare i paradigmi esistenti, come sta accadendo nelle aree terapeutiche sopra citate, creando un’esperienza immersiva e altamente coinvolgente per tutti i partecipanti. Il programma è stato strutturato in due giornate di lavoro, con alcuni momenti comuni e altri suddivisi per area terapeutica. 

Che risultati avete o volete raggiungere?
L’obiettivo non era soltanto condividere evidenze scientifiche, ma stimolare un cambiamento culturale. Volevamo favorire una maggiore collaborazione tra le diverse figure coinvolte nel percorso di cura, promuovere l’adozione tempestiva dell’innovazione e creare occasioni concrete di scambio tra esperienze diverse. Il risultato più importante è stato vedere professionisti provenienti da discipline differenti confrontarsi attivamente su come migliorare l’esperienza e gli outcome dei pazienti. All’evento hanno partecipato più di 300 specialisti (oncologi, urologi, radio oncologi, ematologi, direttori generali, farmacisti ospedalieri) e membri di associazioni pazienti e società scientifiche. Guardando al futuro, l’ambizione è trasformare il dialogo e le idee emerse durante l’evento in iniziative concrete che possano contribuire a migliorare i percorsi di cura e l’esperienza dei pazienti. 

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
C’è ancora molto da fare per ridurre le disomogeneità nei percorsi di cura e accelerare il trasferimento dell’innovazione nella pratica clinica. Le nuove opportunità terapeutiche richiedono una collaborazione sempre più stretta tra specialisti, farmacisti, istituzioni e associazioni pazienti. Inoltre, è fondamentale continuare a investire in momenti di confronto multidisciplinare che consentano di condividere esperienze real-world e identificare insieme soluzioni che possano migliorare l’accesso, la tempestività delle cure e la qualità di vita dei pazienti. 

Qual è l’aspetto principale degli Eventi Stand Alone che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Credo che il vero valore degli Eventi Stand Alone sarà la loro capacità di trasformarsi da semplici momenti formativi a piattaforme di co-creazione. Oggi non basta più condividere dati scientifici: è necessario creare connessioni, favorire il dialogo tra discipline diverse e generare una visione comune sul futuro della cura. Gli eventi che sapranno integrare evidenze scientifiche, interdisciplinarità, innovazione e centralità del paziente saranno quelli in grado di produrre il maggiore impatto. In questo senso, il futuro degli Stand Alone non sarà soltanto quello di aggiornare, ma di ispirare, connettere e generare un cambiamento concreto a beneficio dei pazienti.

MAT-IT-NON-2026-00095, luglio 2026