Una finestra sul diabete

Tania Rocca

Dare voce alle persone che convivono con il diabete e valorizzare il potere delle loro esperienze per promuovere una cultura della cura più empatica e inclusiva: è questo l'obiettivo di “Una finestra sul diabete”, il progetto realizzato da Theras e raccontato da Tania Rocca, Product Manager. Parte del team anche Luca Cappellini, Brand Manager

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
L’idea di “Una finestra sul diabete” è nata dalla volontà di creare uno spazio in cui le persone con diabete potessero sentirsi rappresentate e ascoltate attraverso esperienze autentiche. Crediamo che il racconto personale abbia un valore che va oltre la singola testimonianza: può offrire supporto, ispirazione e contribuire a far sentire meno sole le persone che vivono la stessa condizione. Il progetto si rivolge innanzitutto alle persone con diabete e ai loro familiari, ma anche a chi desidera comprendere meglio questa realtà, favorendo una maggiore consapevolezza e un dialogo più aperto e inclusivo. 

Potrebbe descriverlo brevemente?
“Una finestra sul diabete” è un progetto editoriale dedicato alla condivisione di storie di vita reale. Attraverso il blog e il contributo dei creator, abbiamo voluto raccontare il diabete con un linguaggio autentico, empatico e vicino alle persone. Ogni testimonianza rappresenta una finestra aperta su un’esperienza diversa e, insieme alle altre, contribuisce a costruire una narrazione collettiva che supera stereotipi, promuove una cultura della cura più umana e rende il tema del diabete più accessibile a tutti. 

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il nostro obiettivo è creare uno spazio in cui le persone possano riconoscersi, trovare conforto e sentirsi parte di un dialogo condiviso. Vogliamo aumentare la conoscenza e la consapevolezza sul diabete, valorizzando il potere delle storie come strumento di informazione e sensibilizzazione. Ci auguriamo che il blog diventi un punto di riferimento in cui ogni nuovo racconto contribuisca ad ampliare la comprensione della complessità della malattia. 

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
C’è ancora molto da fare per superare stereotipi e pregiudizi che spesso accompagnano il diabete. È importante continuare a dare spazio alle persone che lo vivono ogni giorno, coinvolgendole direttamente nella costruzione della narrazione sulla malattia. 

Qual è l’aspetto principale della Patient Advocacy Campaign che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Credo che nei prossimi anni sarà sempre più importante mettere al centro la persona nella sua interezza, riconoscendo che il diabete non riguarda solo la gestione clinica, ma anche il benessere psicologico e la qualità della vita. Dare spazio alle esperienze dei pazienti significa favorire ascolto, consapevolezza e una cultura della cura più empatica e inclusiva.