Ascoltiamo il tuo dolore

Alberto Gabbrini

Contribuire a far conoscere la terapia del dolore e il ruolo dell'algologo come specialista di riferimento per i pazienti con dolore cronico. È questo l’obiettivo di “Ascoltiamo il tuo dolore”, la campagna digitale realizzata da Theras e raccontata da Alberto Gabbrini, Business Unit Director Pain Management. Parte del team anche Caterina Lande, Strategic Marketing & Communications Manager, Rebecca Lamballi, Communication Specialist e Daniele Porta, Tech Leader & Application Architect

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
In realtà l’idea di realizzare “Ascoltiamo il tuo dolore” nasce quasi prepotentemente dal confronto quotidiano con la nostra classe medica di riferimento, quella dei terapisti del dolore. Una specialità relativamente “giovane” rispetto ad altre, più storicamente codificate, e che sta ancora ultimando il suo processo di piena emancipazione dagli ambiti dell’anestesia, dalla quale storicamente nasce, e da quelli delle cure palliative, con le quali per molto tempo è stata affratellata. Se pensiamo alla popolazione generale, la confusione tra terapia del dolore e cure palliative è quasi scontata: nella realtà, invece, parliamo di professionalità mediche diverse, percorsi diversi e soluzioni diverse. 

Potrebbe descriverlo brevemente?
Siamo partiti da un bisogno inevaso: che il dolore cronico sia preso in carico dal giusto specialista, in possesso della corretta esperienza diagnostica e capace di erogare le giuste soluzioni. Abbiamo deciso dunque di mettere al centro della campagna l’algologo, per contribuire a renderlo una figura sempre più riconoscibile, identificabile come specialista “di prima istanza” per i pazienti con stanno lottando contro sindromi dolorose. 

Che risultati avete o volete raggiungere?
Come azienda ci siamo prefissati un obiettivo ambizioso, quello di incidere sul grado di consapevolezza della popolazione generale, ma lo abbiamo fatto partendo da una posizione di estremo realismo, consci che la nostra azione ha dei limiti intrinseci di portata. I risultati, tuttavia, ci dicono che la proverbiale “goccia nel mare”l’abbiamo versata, contribuendo ad avvicinare alcuni alla terapia del dolore per la prima volta. Parliamo di persone che, altrimenti, avrebbero compiuto il pellegrinaggio tra specialisti diversi che tante volte ci viene descritto, prima di arrivare ad un algologo. 

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Assolutamente sì, ed è un lavoro enorme che non può prescindere dal coinvolgimento delle associazioni, della società civile, dell’industria e della politica, oltreché ovviamente dei professionisti sanitari. Molto si sta muovendo, in questo ambito: a livello internazionale l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha codificato all’interno dell’ICD-11 il dolore cronico come una malattia a sé stante. A livello nazionale, parimenti, esiste un fermento che deve essere raccolto e coltivato. 

Qual è l’aspetto principale della Digital Campaign che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Innovare il linguaggio. In ambito di salute pubblica la comunicazione deve giustamente sottostare a limiti sostanziali di compliance. All’interno di tali vincoli, tuttavia, è importante che forma, tono e linguaggio siano allineati ad un ecosistema innovativo, che corre: il consumo informativo oggi passa da reel, spezzoni di TikTok, contentcreation. Nel nostro piccolo la sfida era confezionare un messaggio attraente ma senza perdere autorevolezza. Mi piace pensare che questo riconoscimento attesti, almeno in parte, il fatto che abbiamo iniziato un percorso con il piede giusto e, implicitamente, che tutte le colleghe ed i colleghi di Theras che hanno lavorato al progettopossano essere soddisfatti del loro contributo.