Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
L’idea di ““A.N.N.A.”” nasce da un bisogno formativo concreto: aiutare il Medico di Medicina Generale a riconoscere e gestire più precocemente la Malattia Venosa Cronica, condizione diffusa, ma spesso sottodiagnosticata nelle fasi iniziali per il suo carattere paucisintomatico. Questo può ritardare l’inquadramento del paziente e favorire quadri più complessi, come l’ulcera venosa cronica. Su temi come ragionamento clinico e interazione medico-paziente, la formazione solo teorica non è più sufficiente. Serviva un’esperienza più vicina alla pratica reale, ma scalabile. Grazie a intelligenza artificiale e avatar 3D, insieme a Media Engineering abbiamo sviluppato un’esperienza immersiva in cui il medico dialoga con un paziente virtuale e simula il percorso diagnostico. Da questa intuizione nasce “A.N.N.A.”, pensata per ridurre la distanza tra formazione e realtà clinica.
Potrebbe descriverlo brevemente?
“A.N.N.A.” è un Digital Patient Simulator basato su avatar AI dedicato alla Malattia Venosa Cronica, creato per ridurre il gap tra teoria e pratica clinica. Integra anamnesi guidata, esame obiettivo, immagini cliniche ad alta risoluzione, referral specialistico e interpretazione del referto ecografico in un percorso immersivo che replica la realtà ambulatoriale. L’interazione vocale naturale consente un dialogo realistico e adattivo. Per noi rappresenta un nuovo standard nella formazione medica: efficace, scalabile e scientificamente fondato.
Che risultati avete o volete raggiungere?
“A.N.N.A.” è stata presentata al congresso SIMG 2025, dove oltre 200 medici di famiglia sono entrati in contatto con l’esperienza formativa. Le valutazioni raccolte hanno evidenziato KPI superiori a 4,3/5, riconoscendo realismo, utilità diagnostica e valore formativo. Chi ha provato l’esperienza ha espresso interesse per l’estensione ad altre patologie e casi clinici più complessi. È in questa direzione che vogliamo proseguire: già da quest’anno presenteremo l’estensione in Gastroenterologia, altra area terapeutica per Alfasigma.
Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Le opportunità di sviluppo sono moltissime. Oggi i cicli di innovazione sono sempre più rapidi e rendono disponibili strumenti che fino a poco tempo fa sembravano difficilmente accessibili. Tuttavia, il punto centrale non è inseguire la tecnologia in quanto tale, ma usarla per rispondere ai bisogni reali degli attori della filiera della salute. Per questo, l’attenzione dovrebbe essere rivolta alla capacità di ascolto e comprensione di queste necessità. Per “A.N.N.A.”, significa evolvere verso funzionalità che rendano l’esperienza più accessibile, flessibile e aderente ai diversi contesti formativi, supportando il medico in un apprendimento realistico e orientato alla pratica clinica.
Qual è l’aspetto principale dell’AI & Digital Health che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Credo che nei prossimi anni il focus si sposterà sull’effettiva utilità e utilizzabilità degli strumenti di Intelligenza Artificiale, mantenendo alta l’attenzione sulla loro sicurezza. Oggi si avverte spesso la tentazione di inseguire gli ultimi modelli o tecnologie, rischiando di perdere di vista l’obiettivo: generare valore. Nel settore salute significa sviluppare strumenti accessibili con le tecnologie già a disposizione di operatori sanitari, strutture, pazienti e caregiver. Dovrà avvenire garantendo la sicurezza del dato secondo gli standard normativi e mantenendo l’essere umano al centro dei processi decisionali. Sensibilità al contesto e responsabilità decisionale non possono essere delegate a una macchina. L’AI esprimerà il massimo potenziale se progettata come supporto alla persona, e non come sua sostituzione.