Valutazione della Conoscenza e dell’Attitudine verso la vaccinazione RSV nell’adulto

Marta Vicentini

Comprendere conoscenze, percezioni e bisogni formativi dei professionisti sanitari sulla prevenzione dell’RSV nell’adulto. È “Valutazione della Conoscenza e dell’Attitudine verso la vaccinazione RSV nell’adulto”, progetto nato dalla collaborazione tra Gsk, SITI, SIMIT e SIMG di cui abbiamo parlato con Marta Vicentini, Medical Lead Gsk

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
Il progetto “Valutazione della Conoscenza e dell’Attitudine verso la vaccinazione RSV nell’adulto” nasce dall’esigenza di comprendere conoscenza, percezione e bisogni formativi dei professionisti sanitari e dei clinici sull’infezione da Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) nell’adulto, una patologia con un impatto rilevante, con conseguenze talvolta severe, nei soggetti over 60 e nelle persone fragili. Si rivolge a medici di medicina generale, igienisti e infettivologi, con l’obiettivo di favorire un approccio integrato alla prevenzione e preparare il terreno alla futura implementazione vaccinale. 

Potrebbe descriverlo brevemente?
Il progetto nasce da una collaborazione tra GSK, SITI (Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica), SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie) e si articola in tre fasi complementari: una fase iniziale di raccolta di insights, tramite una survey digitale, una fase di Scientific Workshop, costituita da sei incontri di confronto scientifico basati sugli insights emersi dalla survey; e una fase finale di pubblicazione scientifica, finalizzata alla condivisione dei risultati con la comunità scientifica. Il progetto è stato inoltre un’occasione di collaborazione e confronto tra diverse figure professionali coinvolte nella prevenzione e nella gestione delle malattie infettive nell’adulto. 

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il progetto ha raccolto 505 risposte provenienti da tutto il territorio nazionale, con una rappresentanza equilibrata di medici di medicina generale, igienisti e infettivologi, con diversi livelli di esperienza professionale. I risultati evidenziano come la prevenzione dell’RSV nell’adulto sia percepita dai clinici come una priorità rilevante, con un livello di importanza comparabile a quello attribuito alla prevenzione dell’influenza (punteggio medio 4/5). È inoltre emerso un forte bisogno di aggiornamento scientifico: l’88% degli intervistati ha dichiarato infatti di avere necessità di ulteriore formazione sull’impatto clinico dell’RSV e sulle relative opportunità di prevenzione vaccinale. Altro dato di interesse riguarda l’identificazione delle popolazioni da proteggere prioritariamente: i professionisti coinvolti hanno evidenziato soprattutto i pazienti immunocompromessi e quelli con comorbidità polmonari o cardiache. Questo risultato fornisce un importante contributo alla riflessione sulle future strategie di implementazione vaccinale, in una fase in cui in Italia purtroppo non è ancora disponibile un’offerta vaccinalegratuita per specifiche categorie di popolazione. 

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
È necessario continuare a investire nella formazione e nella sensibilizzazione della classe medica sull’impatto dell’RSV e sul valore della prevenzione vaccinale. Inoltre, sarebbe auspicabile una rapida introduzione del vaccino nel piano di prevenzione vaccinale per garantire la protezione delle popolazioni più fragili e a maggior rischio. In questo percorso, l’impegno dell’azienda rimane quello di supportare la comunità scientifica attraverso la generazione e la condivisione di evidenze scientifiche, dati e iniziative educazionali utili a favorire decisioni informate e strategie di prevenzione mirate. 

Qual è l’aspetto principale del Scientific Collaboration Program che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Credo che l’aspetto più importante nei prossimi anni sarà la capacità di rafforzare la collaborazione tra società scientifiche, professionisti sanitari e aziende farmaceutiche. Il confronto tra competenze diverse è fondamentale per comprendere e rispondere in modo efficace ai bisogni medici ancora insoddisfatti, favorendo la diffusione delle evidenze scientifiche e l’identificazione di soluzioni condivise. Creare partnership solide e virtuose tra tutti gli attori coinvolti rappresenta un elemento chiave per migliorare la prevenzione, ottimizzare i percorsi di cura e, soprattutto, garantire un beneficio concreto per i pazienti.