“The Impossible Gym” -
Winter Edition

Margherita Lepre

Sensibilizzare il grande pubblico sull'obesità come malattia cronica e complessa, superando stereotipi e pregiudizi, attraverso un'installazione esperienziale allestita durante i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. È questa l’idea alla base di “The Impossible Gym – Winter Edition”, il progetto realizzato da Lilly di cui abbiamo parlato con Margherita Lepre, Manager Communication & Media Relations. Parte del team anche Benedetta Bitozzi, Director Comms, Advocacy and Policy, Chiara Gizzi, Manager Patient Advocacy and Policy, Luca Di Tomassi, Associate Director Design and Customer Experience, Matilde Tognaccini, Marketing Multichannel Engagement, Chiara Romiti, Manager Media Planning, Carlotta Gavello, Sr. Brand Manager Obesity, Laura Bertoccini, Director Medical Obesity, Ilaria Cecchi, Sr. Manager Procurement ed Enrico Fattori, Manager Employee Experience

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
“The Impossible Gym” nasce nel 2025 come installazione itinerante per raccontare l’obesità come malattia cronica e complessa, superando lo stereotipo “mangia meno, muoviti di più”. Dopo Roma e Milano, che hanno coinvolto oltre 4 milioni di persone, con la Winter Edition il progetto ha compiuto un passo ulteriore: portare il corpo reale delle persone – che può convivere anche con una patologia – nel contesto dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, dove il corpo è tradizionalmente letto in chiave di performance. Il messaggio è volutamente forte e provocatorio: “The Impossible Gym” invita a guardare allo sport e all’allenamento non come performance, ma come scelta di salute, alla portata di tutti – e alla sfida non come competizione contro gli altri, bensì come quella silenziosa che ciascuno affronta, ogni giorno, con sé stesso. Il progetto si rivolge al grande pubblico, ai pazienti con obesità, e a clinici, istituzioni e media. 

Potrebbe descriverlo brevemente?
Il ghiaccio in Piazza dei Mercanti a Milano trasforma gli attrezzi sportivi invernali – sci, snowboard, pattini, forniti da Salomon, Premium Partner dei Giochi – in strumenti bloccati dal ghiaccio: metafora visiva della resistenza biologica del corpo al calo ponderale. All’interno, un photo corner, un backdrop olimpico e un corner per prenotare visite specialistiche. Per due settimane, nutrizionisti misurano gratuitamente il BMI dei visitatori; nei weekend si susseguono masterclass con clinici specialisti e con l’associazione pazienti Amici Oltre il Peso che ha conferito il patrocinio al progetto insieme alla Società Italiana dell’Obesità (SIO). 

Che risultati avete o volete raggiungere?
In due settimane: oltre 15.000 visite al pop-up, quasi 600 consulti nutrizionali e 10.000 flyer distribuiti. Abbiamo inoltre lanciato il BMI Disc, un nuovo strumento di disease awareness co-creato con Amici Oltre il Peso e SIO. La campagna con 11 creator ha generato oltre 1,8 milioni di impressions e una reach lorda di oltre 1 milione, per una reach complessiva stimata di 5,6 milioni di persone. Il risultato che vogliamo davvero raggiungere, però, è più ambizioso: cambiare la narrazione pubblica sull’obesità, da colpa individuale a malattia cronica da gestire con competenza clinica. 

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
C’è ancora molta strada da fare, perché l’obesità, pur essendo una malattia riconosciuta, resta ancora sottovalutata: a nessuno verrebbe in mente di dire a una persona con diabete di tipo 2, o con un’altra patologia cronica, che non ha diritto alla terapia e che dovrebbe farcela da sola – eppure per l’obesità questo accade ancora spesso. Resta inoltre da superare lo stigma legato all’uso dei farmaci per la gestione del peso, spesso percepiti come scorciatoia estetica invece che opzione terapeutica legittima. Serve continuare a costruire alleanze tra istituzioni, società scientifiche, associazioni pazienti e aziende, per garantire un accesso alle cure realmente equo su tutto il territorio, superando le disparità regionali ancora presenti nel Servizio Sanitario Nazionale. 

Qual è l’aspetto principale del Communication Project che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Credo che il passo più importante sarà portare la salute fuori dai suoi confini tradizionali. Il valore sta nell’intercettare le persone dove già si trovano – nello sport, nella cultura, nell’arte, nello stile di vita quotidiano – per far capire che la salute non riguarda “gli altri”, ma è un tema che tocca tutti ed è alla base di ogni aspetto del quotidiano. Le alleanze con mondi apparentemente lontani diventano lo strumento più efficace per normalizzare il dialogo, collaborando con professionisti, società scientifiche, pazienti e istituzioni per portare la consapevolezza sulla salute vicino alle persone e renderla accessibile.