Voice of Customer R&D

Marisa Le Donne
Lorenzo Taccioli

Trasformare l’ascolto degli stakeholder della ricerca clinica in azioni concrete per migliorare la collaborazione con i centri è l’obiettivo del progetto “Voice of Customer R&D” realizzato da Boehringer Ingelheim. Abbiamo approfondito l’argomento con Marisa Le Donne, Clinical Trial Manager, e Lorenzo Taccioli, Digital Experience Manager.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto e a chi si rivolge?
L’idea è nata dalla crescente complessità della ricerca clinica e dalla necessità di essere sempre più competitivi in un contesto europeo in rapida evoluzione. Investigator e Study Team si trovano oggi a gestire un carico operativo crescente e hanno bisogno di partner capaci di offrire non solo eccellenza scientifica, ma anche un’esperienza di collaborazione efficace e personalizzata. Abbiamo quindi deciso di avviare il programma “Voice of Customer R&D” per comprendere in modo strutturato esigenze, aspettative e criticità dei nostri interlocutori, superando logiche basate su percezioni o assunzioni. Il progetto si rivolge a tutti gli stakeholderchiave della ricerca clinica, in particolare Principal Investigator, Study Coordinator e Site Staff, con l’obiettivo di costruire partnership più solide e orientate al valore condiviso. 

Potrebbe descriverlo brevemente?
Si tratta di un programma digitale che raccoglie, analizza e trasforma in azioni concrete il feedback degli stakeholder coinvolti nella ricerca clinica. Il modello si basa su quattro fasi: ascolto, analisi, azione e miglioramento continuo. Attraverso survey personalizzate inviate nei momenti rilevanti del percorso di collaborazione, raccogliamo insight in tempo reale che vengono utilizzati sia per rispondere a esigenze specifiche dei singoli centri sia per migliorare processi e modalità operative a livello organizzativo. L’obiettivo finale è passare da una relazione prevalentemente transazionale a una vera partnership, costruita sull’ascolto, sulla fiducia e sulla co-creazione del valore. 

Che risultati avete o volete raggiungere?
L’obiettivo principale è diventare un partner sempre più vicino alle esigenze della comunità scientifica, rimanendo un partner di riferimento per i centri di ricerca clinica, migliorando la qualità delle interazioni e favorendo una collaborazione sempre più efficace e strategica con gli stakeholder esterni. I primi risultati sono molto incoraggianti: abbiamo registrato una partecipazione attiva al progetto da parte di oltre 40 centri, con un ottimo livello di soddisfazione. Ma, al di là dei numeri, il risultato più significativo è probabilmente il cambiamento culturale interno all’organizzazione che il programma ha generato: oggi il feedback è diventato uno strumento concreto per orientare decisioni, migliorare il supporto ai centri e costruire relazioni più solide e durature. 

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Credo che la sfida principale sia continuare a trasformare il feedback in cambiamento concreto. Ascoltare è fondamentale, ma il vero valore emerge quando le informazioni raccolte influenzano decisioni, processi e comportamenti. Inoltre, è importante ampliare progressivamente il coinvolgimento di tutti gli attori dell’ecosistema della ricerca clinica, integrando punti di vista differenti per ottenere una comprensione sempre più completa dell’esperienza vissuta dai nostri interlocutori e sviluppando modelli di collaborazione che tengano conto delle diverse esigenze dei centri e dell’evoluzione continua della ricerca clinica. 

Qual è l’aspetto principale del Digital Project che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Nei prossimi anni credo che l’aspetto più importante sarà la capacità di integrare tecnologia e fattore umano. Gli strumenti digitali consentiranno di raccogliere e analizzare quantità sempre maggiori di informazioni, ma il vero valore nascerà dalla capacità di trasformare questi insight in relazioni migliori e decisioni più tempestive. In quest’ottica, il futuro dei progetti digitali non sarà solo misurare l’esperienza degli stakeholder, ma anticiparne i bisogni, personalizzare le interazioni e favorire una collaborazione sempre più stretta tra sponsor e centri di ricerca. La tecnologia sarà un abilitatore fondamentale, ma saranno ascolto, fiducia e partnership a fare la differenza nel lungo periodo.